Home Page > Province > Cremona > Il Moso di Crema Mercoledi, 10 Marzo 2010 
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La zona palustre a ovest di Crema ( Moso di Crema) (I)

L'itinerario parte da piazza Papa Giovanni XXIII  a Crema che accoglie nel proprio centro la Porta Ombriano (1805-07), opera dell'architetto cremonese Faustino Rodi.
Dando le spalle a Porta Ombriano si prende sulla destra via Gramsci, si oltrepassa l'incrocio con via Mercato si continua fino ad oltrepassare via Indipendenza e si procede per via Treviglio che termina sulla strada provinciale n. 2 per Cremosano. Se ne percorre solo un breve tratto e quindi si svolta alla prima strada a sinistra che conduce nella zona del Moso dì Crema.
Questa interessante area naturale, sopravvissuta alle più recenti urbanizzazioni della città, è ciò che rimane della ampia zona palustre, generata dai ristagni delle acque risorgive e di esondazione fluviale, che avvolgeva anticamente il territorio a nord-ovest di Crema costituendo una sorta di difesa naturale utilizzata dagli stessi cremaschi per proteggersi dalle invasioni nemiche; di tale funzione se ne trova testimonianza per la prima volta in un testo del XII secolo del Rachevino dedicato alle imprese dell'imperatore Federico I. nel quale egli ricorda, in qualità di testimone, che il sito era protetto naturalmente dalle paludi.
A partire dal XIV secolo il Moso venne bonificato per opera dei benedettini che vi avevano possedimenti: le acque vennero allora raccolte nello scolmatore Cresmiero e dal 1488 anche nel Travacone, che scaricavano l'acqua a valle nel Serio. Le 26.000 pertiche di palude estimate nel 1750 da Vittore Da Mosto si erano già ridotte a meno della metà (10.000 pertiche) nel 1843. Con l'inaugurazione del canale Vacchelli, nel 1887, le residue acque colatizie confluirono tutte nel nuovo cavo. conferendo al Moso il suo attuale aspetto di zona coltivata attraversato da rogge e canali. Tuttavia, attraversandolo, è ancora oggi possibile imbattersi in piccoli corsi d'acqua, spesso di origine sorgiva, che proprio dal Moso traggono vita; mentre altri vi terminano il proprio corso, un tempo alimentando naturalmente la palude stessa e oggi convogliati nei canali scolmatori.

il viaggio continua...

Fonte: Pubblicazioni APT Lombarde
 
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